AUTHOR- BEAUTY/ARTS/ODD PURVEYOR- CINEPHILE

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ALCUNI EDITORIALI: TENNIS & CULTURA

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pubblicati inizialmente su ‘Spazio Tennis’, rivista online specializzata, poi ripubblicati su svariate piattaforme.

Fondo campo: il tennis al cinema

13 Febbraio 2015

Molto spesso nella cinematografia moderna e contemporanea il tennis ha svolto la funzione di sfondo e collante narrativo, scenografia naturale e graziosamente descrittiva di luoghi, situazioni e classi sociali. Talvolta è stato usato come pretesto per raccontare storie banali, altre volte è parso un mero espediente riempitivo.Tre grandi registi sono stati invece capaci di mettere in scena il tennis restituendogli la dignità e la significanza che merita.Ricostruendo una cronologia dei grandi autori che hanno mirabilmente inserito la racchetta nella loro cinematografia, riconosciamo come apripista l’immensoAlfred Hitchcock.A un occhio attento, previa visione della sua vasta produzione autoriale, appare evidente come il tennis sia un tema ricorrente in moltissime delle sue pellicole. A partire da ‘Fragile virtù’, film muto del 1928, la storia della discesa agli inferi di Larita, una libertina ribelle del bel mondo dell’epoca. Nel film vi è una scena memorabile in cui la protagonista assiste a unmatch di doppio e viene colpita al volto da uno dei tennisti in campo.In seguito il giovane finirà per innamorarsi perdutamente di lei ma il passato da femme fatale di Larita le precluderà la felicità ancora una volta. L’originalità della scena in questione sta nella scelta stilistica di Hitchcock, cheinquadra l’intera azione attraverso la rete di una racchetta, poggiandola sopra la telecamera.

Come non ricordare inoltre‘L’altro uomo’,capolavoro del 1951 tratto da un racconto di Patricia Highsmith, il lavoro in cui ha più profuso il suo amore per il tennis. Nella pellicola un noto tennista viene avvicinato da un estraneo su un treno che lo riconosce e lo lusinga. L’estraneo, presentatosi come Bruno Anthony, gli propone uno scambio di omicidi per poter entrambi beneficiare dalla morte di chi li ostacola nella loro ricerca della serenità e del benessere. Alla star della racchetta pare inizialmente uno scherzo di cattivo gusto ma gli toccherà ricredersi quando scoprirà che la sua ex moglie, cocciutamente contraria al loro divorzio, è stata misteriosamente soffocata in un luna park.In questo lavoro di Hitchcock il culmine della suspence viene raggiunto proprio durante un match di tennis.Il maestro del giallo ha qui intelligentemente fuso l’intreccio con lo svolgimento dei game, risaltando al massimo la tensione del momento.Come non ricordare ancora che il protagonista di‘Delitto Perfetto’ del 1954, magistralmente interpretato da Ray Milland, è un tennista professionista in declino che, proprio per paura di restare senza soldi, organizza l’omicidio della ricca moglie innamorata di un altro uomo. In moltissime altre pellicole di Hitchcock, ‘Prigionieri dell’oceano’e‘Nodo alla gola’tra gli altri, il tennis torna ad essere metafora sottile di una forma competitiva addomesticata, espressione e catarsi di quella rabbia e quella insoddisfazione implosa in un universo ordinato e dotato di regole, colpevoli e innocenti, carcerieri e vittime.

Appassionato della racchetta dentro e fuori dal set, Woody Allen,un altro indiscusso maestro del cinema, ha sempre avuto un tale debole per il tennis tanto da renderlo parte integrante di suoi svariati film. Come dimenticare il fatto che in‘Io e Annie’, magnifico film del 1977, Alvy incontri Annie per la prima volta proprio durante un doppio misto giocato tra amici comuni, su un campo sintetico newyorkese? E che le prime battute che i due si scambiano sono a proposito del rispettivo gioco? Vale la pena ricordare che anche nella sua ultima commedia, ‘Magic in the moonlight’, viene messo in scena un match, questa volta su un delizioso campo di terra rossa in Costa Azzurra,sfondo della conversazione tra i due protagonisti a colazione. Certamente il film che più di ogni altro ha restituito alla cellulosa l’amore che Allen nutre da sempre per questo sport è‘Match Point’,pellicola del 2005.Qui il regista di New York trasla il tennis fino a renderlo un’allegoria del senso stesso della vita, caricandolo di significati filosofici dall’eco fatalista.Nelle prime scene del film riecheggia prepotente il pessimismo cosmico nietzschiano. Sulle prime note di ‘Mi par d’udir ancora’ dell’opera ‘I pescatori di perle’ di Georges Bizet, appare un’inquadratura di una rete e si vede scorrere una sequenza di scambi di palle. Ad un tratto la pallina tocca il nastro ma il regista non ci mostra da che parte cadrà. Le parole che sceglie di far recitare al suo protagonista sono profetiche e rivelano il taglio che Allen ha scelto di dare alla storia che sta per raccontare:“Chi disse: “Preferisco avere fortuna che talento” percepì l’essenza della vita. La gente ha paura di ammettere quanto conti la fortuna nella vita. Terrorizza pensare che sia così fuori controllo. A volte in una partita la palla colpisce il nastro e per un attimo può andare oltre o tornare indietro. Con un po’ di fortuna va oltre e allora si vince. Oppure no e allora si perde.”Il film narra le vicende di Chris,ex tennista di buon livello, ora costretto a fare il maestro di tennis in un prestigioso circolo londinese. Grazie alla sua passione per l’opera e per la letteratura russa del 1800, fa amicizia con Tom, suo facoltoso allievo, che subito lo introduce alla sua famiglia. Chris frequenta ufficialmente Chloe, sorella di Tom, ma allo stesso tempo porta avanti una relazione clandestina con la fidanzata di Tom, Nola, un’attrice americana incline alla bottiglia. Presto Chris farà i conti con le difficoltà che sorgono dentro di lui, diviso tra passione e convenienza, ragione e sentimento. Nonostante vi siano molte scene di tennis nel film, lo sport emerge soprattutto nella filosofia complessiva dell’opera.

Quante volte la fortuna ha influito nei più memorabili match della storia di questo sport? Quanti nastri hanno pregiudicato trionfi e quanti hanno regalato sorprese?Da appassionati di tennis è impossibile restare indifferenti alla sorte, talvolta provvidenziale e a volte davvero avversa. Quale altro grande regista ha saputo utilizzare il tennis in modalità rappresentativa del suo universo estetico? SicuramenteWes Anderson.Se già in‘Rushmore’,film del 1998, aveva deliziato i suoi fan appassionati di tennis, mostrando i tre protagonisti in perfetta tenuta da match con la sua solita cifra stilistica originale e retrò, ne‘I Tenenbaum’regala molto più sport.Grande fan del tennis nella vita reale, Anderson, nel suo film più celebre, ha scelto di ritrarre un tennista in disgrazia tra i protagonisti, Richie Tenenbaum. Richie, segretamente innamorato della sorella adottiva Margot, ha un crollo di nervi durante un match a causa della presenza in tribuna della sorella col marito appena sposato e in seguito all’episodio decide di ritirarsi anzitempo dal tennis professionistico. La scena è assai ironica e paradossale, Richie, soprannominato dai suoi ammiratori ‘Baumer’, smette di giocare e si prodiga in un teatrino dell’assurdo causando lo stupore assoluto dei due commentatori del match:“E’ la settantaduesima volta che Tenenbaum sbaglia la risposta, sta giocando malissimo, che cosa avrà, lo chiedo a te Tex?” “Non lo so Jim, c’è qualcosa che non va, ora si è tolto le scarpe e uno dei calzini, mi sembra che stia piangendo.”Richie fissa sconsolato Margot e si arrende all’avversario, causando anche un danno finanziario all’opportunista padre, scommettitore assiduo, sempre convinto delle capacità del figlio fino a quel momento. Anderson ci dipinge una dimensione colorata di tinte pastello e personaggi bizzarri, doveil tennis è un ennesimo colorito artificio utilizzato sapientemente allo scopo di descrivere un piccolo mondo fragile ma straordinariamente autentico.

In conclusione si può affermare chegrandi autori del cinema di oggi e di ieriabbiano posto spessoil tennis al centro della loro arte. Questo perché certamente ne hanno compreso la bellezza, la forza e il sacrificio. Perché hanno speso molto del loro tempo ad assistere a match memorabili disputati nei grandi teatri del tennis mondiale tra i più i grandi dei campioni mai esistiti, così come ne hanno investito nel giocare loro stessi a questo bellissimo sport. Il fatto che abbiano sentito il bisogno di renderlo parte della loro espressione artistica conferma non solo la loro passione personale ma sottolinea soprattutto comeil tennis sia ormai patrimonio culturale dell’umanità.

© riproduzione riservata Mìcol Mei

Tra la Penna e la Racchetta

15 Gennaio 2015


Il legame tra letteratura e tennis è sempre stato intrecciato saldamente. Nella storia recente vi sono stati moltissimi esempi di importanti autori che hanno deciso di inserire il tennis nei loro capolavori. Tutti loro condividevano una profonda e viscerale passione per questo sport, tanto da renderlo parte integrante della loro espressione creativa. Quello che interessa è perciò fare una panoramica sul tennis scritto dai giganti e reso grande letteratura.

E’ impossibile parlare di narrazione e tennis senza menzionare subitoVladimir Nabokove il suo capolavoro‘Lolita’. Il protagonista,Humbert, è un ex giocatore di tennis a buoni livelli, ancora grande appassionato. Proprio questo sport funge da legame tra il professore e la giovane Dolores, da ponte comunicativo e creatore di intimità e spesso anche di vera e propria carica sessuale.“Ma tutto ciò non era nulla, assolutamente nulla di fronte all’indescrivibile prurigine d’estasi che suscitava in me il suo modo di giocare a tennis – la sensazione allucinata e stuzzicante di vacillare sull’orlo di un’armonia e un fulgore ultraterreni.”Memorabile è la celebre scena della lezione di tennis che Humbert impartisce a Lolita senza troppi risultati. Così come indimenticabili risultano le descrizioni dei match tra Charlotte, una ragazza più giovane incontrata nel loro viaggio in California e la bella Lolita. Per non parlare dei satireggianti commenti espressi a proposito dei costosi allenamenti eseguiti da Lolita con un ex campione di tennis dell’epoca. Humbert nel romanzo si esprime come colpevole del talento tennistico inespresso da Lolita, molto portata e deliziosa nel suo gioco ma bloccata dalle insistenze e la morbosità di lui a proposito. Le pagine del libro sono pervase di citazioni riguardantiil tennis, metafora di una competizione individuale strutturata in un gioco a somma zero. Mors tua vita mea, sul campo e nella verità della loro relazione.Lo stesso Vladimir Nabokov fu un buon giocatore di questo sport, che amò e seguì con interesse per tutta la sua vita. Grazie alle competenze acquisite Vladimir riuscì a lungo a guadagnarsi qualche dollaro extra come coach di tennis, essendo capace in parte di concretizzare nella vita reale la sua adorazione per questa disciplina. Nabokov ha scritto di tennis in molti altri suoi lavori. Sia nei romanzi scritti in russo che nelle poesie giovanili, tra cui‘Gloria’e la‘University poem’, emerge il tema del tennis, prepotente e impetuosa passione dello scrittore fin dai tempi sovietici. Anche in‘Cose trasparenti’, romanzo del 1976, già parte della sua vita statunitense, come in ‘L’originale di Laura’, pubblicato postumo solo nel 2009, vi è un costante rimando al mondo del tennis. Proprio in ‘Cose trasparenti’ prende forma una stupenda e lunga narrazione di uno dei personaggi, Witt.“Non solo giocava discretamente a tennis, con una certa facile eleganza (acquisita anni addietro da un brillante cugino che era istruttore di tennis nel collegio della Nuova Inghilterra di cui il padre di Hugh era allora preside), ma aveva inventato un colpo che né Guy, né il cognato di Guy, professionista ancora più bravo, erano capaci di eseguire o ribattere”.

Tra i grandi autori del ‘900 italiano, colui che ha inserito il tennis nella sua produzione letteraria in modo più delicato e contestuale alla storia che ha scelto di narrare è certamenteGiorgio Bassani.Nel capolavoro‘Il giardino dei Finzi Contini’racconta di una famiglia ebrea benestante di Ferrara durante il periodo del Fascismo. Il tennis è prepotentemente al centro di questo romanzo, visto come unica possibile consolazione e distrazione per i giovani Finzi Contini. Quando vengono emanate leleggi razziali nel 1938il protagonista del libro vienecacciato dal suo circolo di tennise viene dunque accolto a giocare dai Finzi Contini. L’unico passatempo che hanno a disposizione i ragazzi è giocare a tennis e farsi lunghe chiacchierate passeggiando per il giardino.“Fummo veramente molto fortunati con la stagione. Per dieci o dodici giorni il tempo si mantenne perfetto, fermo in quella specie di magica sospensione, di immobilità dolcemente vitrea e luminosa che è particolare di certi nostri autunni. Faceva caldo, nel giardino: quasi come se si fosse d’estate. Chi ne aveva voglia, poteva tirare avanti a giocare a tennis fino alle cinque e mezzo e oltre, senza timore che l’umidità della sera danneggiasse le corde delle racchette.A quell’ora, naturalmente, sul campo non ci si vedeva quasi più. Però quell’ultima luce invitava a continuare, a insistere in palleggi non importa se ormai quasi ciechi.”Il campo a loro disposizione era stretto e mal tenuto, così come i turni per giocare erano serratissimi, avendo come fruitori i maggiori borghesi ebrei ferraresi, tutti esiliati e impossibilitati a giocare da nessun’altra parte. In queste interminabili attese stancanti, il protagonista e Micol, la Finzi Contini di cui lui sarà sempre innamorato, vagano per il giardino in tenuta da tennis, cercando di ammazzare il tempo discorrendo del più e del meno. Il protagonista continua a pensare a lei e a immaginarla intenta a giocare.“Sognavo per esempio di trovarmi, proprio come il primissimo giorno che avevo messo piede nel giardino, a guardarla mentre gioca a tennis con Alberto. Tornavo a dirmi che era splendida, che mi piaceva così sudata e rossa, con quella ruga d’impegno che le divideva verticalmente la fronte, tutta tesa come era nello sforzo di sconfiggere il sorridente, un pò fiacco e annoiato fratello maggiore. Della bambina di dieci anni prima, che cosa era rimasto in questa Micol di ventidue anni in shorts e maglietta di cotone, con l’aria così libera, sportiva, moderna, da far pensare che gli ultimi anni li avesse passati esclusivamente in giro per le mecche del tennis internazionale.”Proprio il tennis risulta in questo romanzo essere non solo l’unica forma di distrazione e socialità possibile ma anche il mezzo attraverso il quale il protagonista ama Micol, la conosce e la sfida a rivelarsi per ciò che veramente è.Come in Nabokov anche in Bassani è evidente la componente intima e sensuale legata al gesto atletico compiuto dall’oggetto del desiderio. Una seduzione sottile e sospesa, difficilissima da tradurre in parole che restituiscano il reale significato. I sentimenti e le emozioni vengono vissute da Micol Finzi Contini in questa stessa dimensione competitiva ed escludente“l’amore – così, almeno, se lo immaginava lei – era roba per gente decisa a sopraffarsi a vicenda: uno sport crudele, feroce, ben più crudele e feroce del tennis!, da praticarsi senza esclusione di colpi e senza mai scomodare, per mitigarlo, bontà d’animo e onestà di propositi.”E’ così che il protagonista si arrenderà al destino che purtroppo riserverà amarezza e fallimento per tutti con l’arrivo della Seconda Guerra Mondiale e i deportamenti nei campi di concentramento nazisti in Germania.

Lo scrittore che senza alcun dubbio ha messo al centro della sua arte il tennis più di ogni altri èDavid Foster Wallace.Anch’esso come Nabokov era stato in gioventù un discreto tennista, avendo vissuto questo sport con un’immedesimazione emotiva e psicologica assoluta. Da giovane giocatore di ranking regionale, Foster Wallace si è creato poi una carriera del tutto intellettuale. Scrittore ed insegnante di lingua inglese, è stato definito dalNew York Times ‘la mente più brillante della sua generazione’.Tracce evidenti di tennis vengono rintracciate in quasi tutti i suoi maggiori lavori, da‘Il tennis come esperienza religiosa’a‘Tennis, tv, trigonometria, tornado (e altre cose divertenti che non farò mai più)’.In quest’ultimo, raccolta di short stories, Foster Wallace in un racconto narra la sua esperienza personale da tennista professionista mentre in un altro commenta ilCanadian Open del 1995,con particolare interesse al giocatore statunitenseMicheal Joyce. Ne ‘Il tennis come esperienza religiosa’ Foster Wallace prosegue di questa china, proponendo primaun’analisi sui meccanismi commerciali organizzativi dello US Open 1995, presentando poiuna vera e propria esegesi di Roger Federer, in ‘Federer come esperienza religiosa’. Questo breve saggio giàpubblicato sul New York Times è forse la forma più compiuta di celebrazione sportiva di un campione talmente vincente da traslare dal campo degli esseri umani a quello delle divinità, delle icone della cultura contemporanea.L’opera più importante di Foster Wallace rimane senza dubbio‘Infinite Jest’.Proprio in questo capolavoro complesso e lunghissimo, il tennis viene messo al centro della vicenda. Foster Wallace crea come un ponte tra il suo sport d’elezione e la sua idea di cosa significhi scrivere. “Schtitt sapeva che il vero tennis non era fatto da quella misturs di ordine statistico e potenziale espansivo che veneravano i tecnici del gioco, ma ne era anzi l’opposto, non- ordine, limite, i punti in cui le cose andavano in pezzi e si frammentavano nella bellezza pura.”Ecco che cos’è il tennis per Wallace, frammentazione e bellezza pura, infinità di possibili colpi e risposte, calcolo e assolutezza del gesto estetico, immaginazione di se stessi e dell’avversario.Lo scrittore trova dunque corrispondenza tra la sua evoluzione creativa come autore e la sua più grande passione sportiva. Sempre in ‘Infinite Jest’ Foster Wallace ci regala periodi di autentica poesia quando ci descrive la grande intuizione del suo personaggio Schtitt.“Il vero avversario, la frontiera che include, è il giocatore stesso. C’è sempre e solo l’io là fuori, sul campo, da incontrare, combattere, costringere a venire a patti. Il ragazzo dall’altro lato della rete: lui non è il nemico, è più il partner di una danza. Lui è il pretesto o l’occasione per incontrare l’io. E tu sei la sua occasione. Le infinite radici della bellezza del tennis sono autocompetitive. Si compete con i propri limiti per trascendere l’io in immaginazione ed esecuzione. Scompari dentro il gioco: fai breccia nei tuoi limiti: trascendi, migliora, vinci.”Ed è proprio questa impossibilità di trascendere i limiti che rendono lo stesso gioco possibile che traduce la tragicità e la solitudine non solo del giocatore di tennis ma dell’essere umano tout court. Perciò l’unica cosa che può fare il tennista o l’artista è sciogliersi e perdersi dentro l’azione, sconfiggere l’ego e fondersi nella trasfigurazione fuori da sè, (sebbene molti match avvengano più nella testa dei giocatori che fuori).

Un altro tema caro a David attraverso la sua produzione letteraria è stato l’incomunicabilità concreta di ciò che davvero significa il tennis.E’ possibile riportare analisi tecniche, score, statistiche, ranking ma è davvero irraggiungibile il traguardo di poter raccontare davvero del tennis. Per Wallace è una forma di mutismo magico e rispettoso quello che anima la maggioranza di tennisti elascia noi tutti spettatori ancora più silenti, incapaci di verbalizzare una metafisica corporea di bellezza e forza primordiale.Il tennis per David Foster Wallace è sacrificio e ripetizione quasi maniacale. Nella bizzarra accademia di tennis presentata in ‘Infinite jest’ viene costantemente rimarcata l’importanza di“accumulare attraverso gesti ripetuti senza intervento della mente”attraverso gli incitamenti del tutor Schtitt.

Come non trovare un evidente richiamo in‘Open’, probabilmente la migliore autobiografia che un tennista abbia mai pubblicato. Agassi ha fatto una cantilena del suo mantra ‘odio il tennis ma non posso fare null’altro’, così come la sua futura moglie Steffi Graf gli ha nel testo più volte suggerito di liberare la sua mente e smettere di pensare, sentendo semplicemente i colpi e ripetendoli fino alla perfezione. Come monaci che con pazienza e gran fatica disegnano stupendi Mandala di granelli di sabbia colorata, destinati poi ad essere spazzati via subito dopo il completamento del disegno intero.

Pare in conclusione che vi sia stato sempre posto nella grande letteratura per il tennis. Attraverso l’analisi del lavoro di tre grandi autori della letteratura contemporanea è emerso come la passione per questo sport abbia funto in gran parte da ispirazione creativa per questi scrittori. Il tennis fu per loro soprattutto filosofia di vita e servì loro non solo per esprimere la propria artisticità ma per trovare quelle giustificazioni essenziali che necessitano all’umano per vivere serenamente la sua esistenza terrena. Essi sono stati capaci di guardare oltre ai meri numeri e colpi tecnici, cogliendo il senso più profondo del nobile sport che è il tennis. Ne hanno saputo cogliere la crudezza e la grazia, la forza e l’abnegazione, il solipsismo e la solitudine. Hanno convertito quelle emozioni puramente pragmatiche e viscerali in pura poesia. Che si può desiderare di più, da grandi appassionati di questo sport?

© riproduzione riservata Mìcol Mei

Il Tennis in Cina

26 Novembre 2014

Il tennis in Cina sta crescendo in maniera esponenziale. I tornei organizzati nel paese asiatico sono in continuo aumento così come il numero dei praticanti. Sarà vera gloria? Riuscirà il tennis a entrare prepotentemente nella mente degli appassionati cinesi o il ritiro di Li Na interromperà questa impennata vertiginosa di consensi? Per analizzare nel dettaglio la situazione del tennis in Cina è bene fare un passo indietro.

Fino al 1988 il tennis viene largamente ignorato in Repubblica Popolare Cinese. Con la re-introduzione a disciplina olimpica comincia invece a propagarsi una piccola ondata di interesse. Il primo torneo maschile viene inaugurato nel 1996 ma gli uomini resteranno sempre un passo indietro rispetto alle donne, sia in termini di risultati che di popolarità (ad oggi il risultato più alto ottenuto da un giocatore cinese nella classifica Atp è la 244esima posizione occupata da Wu Di, nda). Nel 2004 in Cina qualcosa cambia improvvisamente: Li Ting e Sun Tiantian vincono la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Atene nel doppio e in madrepatria comincia a diffondersi frenesia e curiosità per uno sport che fino ad allora restava pressocchè sconosciuto tra i più. Eppure si sa che non può esistere un pubblico senza una stella da acclamare. Allora ecco spuntare dalle nebbie Li Na, ventiduenne di belle speranze che conquista Guangzhou diventando la prima cinese a vincere un torneo.

In Repubblica Popolare comincia a diffondersi la consapevolezza di poter giocare un buon tennis e magari sfornare qualche campione internazionale. Nel 2005 il prestigioso torneo della Masters Cup, ora ATP World Finals, dopo una breve puntata nel 2002, si trasferisce fino al 2008 a Shanghai. Questo contribuisce all’esplosione di interesse formatasi attorno al tennis in Repubblica Popolare Cinese. La certezza assoluta di poter competere con i top player occidentali arriva però nel 2008 con le Olimpiadi di Pechino. Li Na batte la favorita Venus Williams e conferma la fiducia della platea cinese. Il tennis comincia a estendersi rapidamente seguendo la scia dei successi della campionessa di Wuhan che dopo gli Australian Open del 2010 entra nella top ten, vincendo l’anno seguente anche il Roland Garros.

Bendou Zhang, giornalista cinese che si occupa di tennis per Titan Sports (la rivista di sport più importante di tutta la Cina) afferma che prima dell’Olimpiade di Atene il tennis fosse relegato alla sezione ‘altri sport’ mentre oggi gode di pagine e pagine dedicate. Zhang riporta il dato significativo registrato dalla Chinese Tennis Association, ovvero che nel giro degli ultimi quattro anni i praticanti in Repubblica Popolare sono passati da otto a più di dodici milioni. Tutto grazie al talento e alle vittorie di Li Na? Non solo, ma è innegabile l’incredibile seguito che è riuscita a creare intorno a sè. Questo ha fatto sì che i siti internet dedicati al tennis in Cina cominciassero ad essere consultati da più di 20 milioni di persone al giorno. Incoraggiati dai dati interni gli organizzatori dei tornei cinesi hanno deciso di favorire anche il turismo estero, posizionando i quattro tornei più importanti in quattro settimane consecutive. Ma se il pubblico non partecipa calorosamente? Non bastano gli addetti ai lavori e lo sporadico avvento di appassionati provenienti dall’estero per riempire le immense strutture messe in piedi in poco tempo.

Serve che sempre più pubblico si appassioni allo sport, con o senza Li Na. Prima di lei gli ammiratori di tennis cinesi avevano come idoli gli svizzeri Roger Federer e Martina Hinghis, a cui poi si è accodato Novak Djokovic, trionfatore del China Open e dello Shanghai Rolex Masters. Ancora oggi, ammette Renjie Liu, giornalista di Sina.com, Federer resta il giocatore di tennis numero 2 per popolarità e numero di ammiratori in Cina, secondo solamente all’eroina nazionale Li Na.

Dall’inaugurazione dello stadio di Shanghai nel 2005 Roger Federer è sempre stato considerato un ambasciatore del tennis asiatico. Il campione svizzero ha dimostrato quanto l’affetto e l’interesse fossero reciproci, decidendo di giocare il doppio allo Shanghai Masters del 2013 in coppia con un giocatore autoctono, Zhang Ze, 271esimo nella classifica ATP. Oltre ad ammirare idoli esteri è necessario sfornare giocatori di caratura mondiale per aumentare il seguito e la popolarità dello sport in patria cinese. Michael Luevano, il direttore del torneo Shanghai Rolex Masters, lavora nel tennis cinese da quasi vent’anni. Si è detto convinto che nel futuro la Repubblica Popolare produrrà una schiera di giocatori di tennis di alto profilo, arrivando addirittura a scommettere sulla presenza di un campione cinese nella top 20 nei prossimi 10 anni. Luevano è fiducioso che ciò che serva sia solo un catalizzatore di partecipazione, così come sia necessaria la costruzione di strutture che possano sviluppare e favorire la diffusione dello sport nei vari livelli.

Se giocare a tennis per passione diventa sempre più semplice e meno costoso, non si può dire lo stesso a proposito di una carriera tennistica professionale. I costi degli spostamenti sono alti e la difficoltà di ottenere visti per i cittadini cinesi è molto grande. Inoltre viene richiesto agli atleti di partecipare a diverse competizioni nazionali, detraendo tempo all’allenamento e alla costruzione del loro gioco. Oltre a queste problematiche si aggiunge il fatto che la società cinese sia in continuo movimento e trasformazione. Il concetto di tempo libero cinese differisce molto dal nostro, essendo dotati di una cultura del lavoro molto più orientata al raggiungimento di obiettivi nel futuro prossimo, pensando però a un domani lontano nel tempo, dove il diktat è lavorare finchè non si è raggiunto il successo a tutto tondo. Sarebbe semplicistico ridurre in poche parole una mentalità dell’impegno che affonda le proprie radici in una cultura millenaria. E’ sufficiente considerare che la maggioranza dei cittadini cinesi non può permettersi i biglietti dei tornei WTA e ATP presenti sul territorio, così come non dispone del tempo libero necessario per parteciparvi, proprio perchè non viene culturalmente sentita la necessità di creazione di momenti di svago nella vita quotidiana. Le nuove generazioni, sempre più occidentalizzate nelle abitudini e nei costumi, di certo potranno portare a una svolta in questo senso.

La mentalità cinese stessa interferisce in parte con i desideri di gloria espressi da Luevano. A causa della politica del figlio unico molte famiglie scoraggiano il loro erede a intraprendere una carriera faticosa e nella maggioranza dei casi poco remunerativa come quella tennistica. Le famiglie benestanti incoraggiano i figli a proseguire gli studi e apprendere una professione socialmente privilegiata, come l’avvocatura o la medicina. Le famiglie meno abbienti, ça va sans dire, semplicemente non possono permetterselo.

Giocatori come Kei Nishikori, promessa giapponese del tennis internazionale, attualmente numero 5 al mondo, possono fornire ispirazione per giovani che desiderassero seguire l’esempio. Proprio l’assenza di strutture che permettano ai ragazzi di approcciarsi allo sport senza sostenere costi onerosi ha spinto Li Na ad annunciare il suo progetto per la costruzione di un accademia di tennis in territorio cinese. Dopo aver comunicato la sua intenzione di ritirarsi dal tennis a 32 anni dopo aver raggiunto incredibili traguardi in carriera, come la seconda posizione nel ranking mondiale, Li Na ha dichiarato di volersi impegnare seriamente negli anni a venire per incoraggiare i giovani cinesi a giocare a tennis. Li Na è stata un’importante ambasciatrice della Cina, mostrando una personalità forte ma dotata di ironia e carisma, contribuendo a distruggere i pregiudizi in merito alle donne cinesi, viste dagli spettatatori occidentali come deboli, timide e non in grado di parlare inglese con scioltezza.

Questa nuova immagine della donna asiatica contemporanea ha ispirato molte altre giovani atlete, come Peng Shuai che quest’estate è riuscita a raggiungere le semifinali dello US Open. Insomma proprio grazie a Li Na in Cina sono migrati non solo gli organizzatori dei tornei ma anche gli sponsor e i media internazionali. Resteranno ora, dopo il suo ritiro? E la Cina sarà in grado di sfornare altri campioni di primo livello? La risposta a queste domande la potrà fornire solo il tempo mentre in Repubblica Popolare Cinese si lavorerà per far sì che sia affermativa.

© riproduzione riservata Mìcol Mei

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